Passa ai contenuti principali

IL MORTO DAL PENSIERO COMPLESSO E IL PENSIERO COMPLESSO È MORTO


Semplificazione del linguaggio, contrazione del pensiero, messaggio veloce plana e rimbalza appena, incapace di scalfire la scatola cranica, pallottola a salve che esplode in rumore sensazionale, eclatante e magnifico vuoto di parole vuote, insignificante capolavoro di brevità per decodificazioni di massa, studiato dai geni venditori di falsi bisogni, demoni allevati nelle scuole della civiltà dei consumi, addestrati a vendere stuprando il sacro gesto della scrittura. Genocidi delle narrazioni complesse, sguinzagliati dai loro padroni avidi sono cani feroci, ringhiano divorando aggettivi, periodi lunghi, espressioni desuete, mostrano i denti al pensiero di mezzo, quello ambiguo per natura quando è critico e dunque non schierato in opposte fazioni. I guardiani della rivoluzione del pensiero involuto, divorano la complessità e bastonano il reietto dell’approfondimento facendone un pària nella comunità delle certezze conflittuali granitiche e in perpetua guerra nei campi di battaglia virtuali, dove il sangue scorre a fumi, ma solo dietro gli schermi ricolmi di impronte digitali, che se ci fosse un giusto, un investigatore novecentesco incorrotto dalla nostra contemporaneità, arresterebbe tutti in quanto correi di aver digitato in questo inferno lasciando tracce sul luogo del delitto. A terra resta il cadavere dell’ultimo pensiero complesso dentro il corpo morto di colui che prima di morire disse: “non mi sono ancora fatto una opinione perché è troppo complicato”.  


Copyright © scritto e fotografato da martinedenbg.

Commenti

Post popolari in questo blog

AL PADRE

 Padre, dove sei ora? Ricordo il tuo odore ma i tuoi passi camminano nel silenzio.  In aria rarefatta mulinano le tue braccia e non riescono a toccarmi. Non capisco la lingua dei morti.  Questo è il grande mistero? Parole che non sento giungono dall'eternità. Io sono solo un mortale e non capisco. Ricordo tutto Padre ma dove sei ora? Io non lo so! Ora so che eri meglio di me. Copyright © scritto da martinedenbg.

Borgo toscano

 

LA CADUTA DEL TEMPO

 Il tempo è caduto dalle tasche dei miei pantaloni consunti lancette di orologi antichi sono ferme sull’ora fatale il vento del nuovo ha strappato le anime ai corpi restano marionette con cellule elettriche vagano nei campi dell’illusione digitale spersi nella solitudine di strade vuote ricolme di stracci indossano il manto dell’invisibilità fino a divenire spettri a sé stessi. Il tempo è caduto dalle crepe del mio cuore invecchiato utopisti assassinati dal dogma dell’io giacciono nelle tombe del noi la tempesta del nuovo mondo ha bruciato l’idea  restano fantasmi digitali vagano con occhi secchi e gole riarse impazziti perché non riescono a piangere ridono di dolore rauco e tagliente. Il tempo è caduto dai giorni vani passati a credere nel mio credo ideali esplosi dal trionfo del mercimonio di ogni gesto la tormenta del contemporaneo ha spazzato via i libri dei sognatori restano innocui agitatori  corrono come topi in trappola  rivendicano il nulla parole vane urlat...