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IL RISVEGLIO KAFKIANO


Alla fine della notte, il lucore dell’alba mi spinge dal sonno alla veglia e dal letto cado giù sul pavimento. 

Il mio corpo ancora spiegazzato dalla sindone dell’oscurità, si trascina verso il lavacro mattutino. 

L’acqua fredda sulle mie rughe in viso è come ghiaccio gettato in un incendio.

L’oblio dei pensieri nascosti nelle insondabili valli oniriche, lentamente scompare e le paure, di colpo ritrovate, cadono come bombe sul mio cervello ancora stordito.  

Il viaggio mentale dell’inconscio dormire scompare e “Sua Maestà Signora Coscienza”, feroce nella sua ubiquità, ristabilisce il dominio.

L’amnesia sognante del non aver saputo più nulla di me per qualche ora svanisce, anche se solo per un attimo, e al primo sussulto del risveglio mi domando in quali delle tante vite che ho vissuto sono. 

Il riposo tormentato lascia posto al tormento dell’uscire, e nel giro di un’ora appena passo dalla privazione sensoriale della solitudine dormiente alla folla dei miei simili.

Sono tutti intenti ad agitare gambette d’insetti su strade sporche, con un moto incespicante e nervoso avanzano superandosi, sgomitando, con la fretta di chi accorcia un’agonia. 

Io cammino e raggiungo quello strano gruppo di insetti antropomorfi.

Ora sono con loro e uguale a loro, trasformato nello scarafaggio Gregor Samsa, assorto in una metamorfosi perenne di andare dove non vorrei mai andare.


Copyright © scritto e fotografato da "martinedenbg"


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